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Ballo al moulin de la Galette

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Pierre-Auguste Renoir (1841 – 1919)

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Ballo al Moulin de la Galette di Pierre-Auguste Renoir

Descrizione dell’opera

Tra le chiome dei castagni scivola una luce dorata. Gente avanza piano, qualcuno sorride, altri bisbigliano fra loro. Al centro spicca una coppia che balla: lei con un vestito chiaro dai bagliori celesti, lui con un copricapo nero e lo sguardo fisso. Non sembra una festa organizzata, piuttosto un fluire libero di gesti e tinte vivaci. Nel 1876 Pierre-Auguste Renoir crea Ballo al Moulin de la Galette, immortalando un attimo senza allestimenti preparati. I colori delle ombre spesso sorprendono, appaiono più bluastri o verdognoli che neri. Invece di linee precise, i tratti sul viso si muovono liberi, quasi mossi dal vento.

Nei fine settimana, il cortile del Moulin de la Galette a Montmartre brulicava di persone. Artigiani, sarte, ragazzi con libri sotto braccio: tutti lì insieme, tra passi di danza e bicchieri di vino per lasciarsi alle spalle i giorni appena finiti. Gerarchie? In quel luogo nessuna traccia. Ogni figura nel quadro vive dentro la scena, senza occhi puntati da fuori. Chiuso in se stesso, quel mondo esiste così com’è, senza bisogno di essere visto né capito. Ogni pezzo si muove senza chiedere permesso, come se nessuno volesse stare al centro. A occhi aperti, non c’è un posto dove fermarsi, tutto pesa uguale. Si va avanti piano, passo per passo sulla superficie, mentre lo sguardo salta da un dettaglio all’altro. La tela obbliga a camminare con attenzione, quasi fosse una strada fatta tardi.

Contesto storico

Negli anni Settanta dell’Ottocento, Parigi si stava ancora scrollando di dosso ferite di guerra e sommosse appena finite. Quartieri come Montmartre portavano addosso i segni della Comune del 1871. Così pure le persone, nei ricordi più nascosti. Fu proprio lì che cominciò a prendere piede il bal-musette: suoni diversi, passi di danza, incontri tra gente qualunque. Al Moulin de la Galette non si trattava soltanto di un vecchio mulino diventato sala da ballo. C’era qualcosa di diverso nell’aria, una mescolanza rara tra gente comune e studenti d’accademia. Chi usciva dalla catena di montaggio trovava posto accanto a chi disegnava tutto il giorno. Bastavano due franchi per entrare, nient’altro contava davvero.

Proprio quando altri dipingono dèi e chiese, Renoir punta su ciò che capita ogni giorno. Da qui scaturisce l’Impressionismo: un passo semplice, ma mai fatto prima. Niente pose perfette, niente tessuti drappeggiati come nei quadri vecchi. A interessarlo è com’è la luce a mezzogiorno diversa dal tardo pomeriggio. Osserva mani che si muovono sempre allo stesso modo. Ascolta con gli occhi il suono spento di chi cammina sulla terra secca.

Localizzazione

Dal 1986 si trova al Musée d’Orsay a Parigi. In passato era nelle mani di privati, uno dei quali fu il mercante Paul Durand-Ruel, figura chiave nel sostenere gli artisti impressionisti. Al momento campeggia al centro della stanza riservata all’Impressionsimo. Lo si vede non come un oggetto sacro, bensì come testimonianza fatta immagine. Accanto, quadri di Renoir, poi quelli di Monet e ancora Degas compongono una sequenza che scorre nel tempo e nell’argomento. Mentre le opere solenni dei neoclassici puntano a significati alti, in questo caso stare vicini ai dipinti rivela dettagli vivi – disordinati se guardati da presso, invece uniti quando visti da distanza.

Fuori posto tra le sale solenni del Louvre, oggi respira meglio altrove. Dentro il d’Orsay si accompagna a cimeli leggeri – volantini colorati, abiti da festa, piccoli accessori vanitosi – e così prende vita diversa. Non solo quadro appeso, ma pezzo che parla con chi guarda.

Tecnica

Con i colori a olio, Renoir costruisce superfici leggere, una sopra l’altra. Al posto del bianco, sceglie sfumature più profonde, tinte con tocchi freddini. La luce che scivola tra le foglie nasce da tratti inclinati, veloci quasi quanto un battito. Ogni segno cromatico sta dove serve allo sguardo, non alla precisione. Particolare quel verde tra le fronde, con sprazzi di giallo acido, veli di grigio viola e tocchi d’arancione opaco. Non tutto combacia da vicino, però da lontano funziona lo stesso: la vista mescola i toni come se nulla fosse.

Da certe parti, spunta il fondo della tela: un rosso ocra steso dall’artista all’inizio. Sopra, i colori più freschi sembrano tremare per via di quel sottotono acceso. Senza schizzare linee precise come guida, comincia buttando forme larghe. Solo dopo, modella tutto con ritocchi lenti. In alcuni ritratti mancano pezzi di viso, non servivano a tenere insieme il quadro. A tratti la pittura si accumula spessa, altrove scivola leggera, quasi fosse aria.

Misure

Alto 131 x 175 cm. Una misura rara per un tema domestico, spesso confinato in tele più piccole. Nonostante questo, Renoir sceglie grandezza dove altri vedrebbero solo normalità. Come lui, anche Manet usa ampie dimensioni per scene ordinarie: pensa alla colazione tra gli alberi oppure alla donna nuda distesa sul letto. Eppure quelle figure semplici occupano lo spazio come fossero statue antiche. Camminando con gli occhi sulla tela, si nota prima di tutto l’ampiezza che guida come un film muto. Seguendo il movimento dello sguardo, emergono dettagli nascosti: un bicchiere lasciato a metà, per esempio. Oppure una mano appoggiata piano su una spalla. Il vento poi alza appena l’orlo di una gonna, quasi senza volerlo.

A destra, il bordo mangia un pezzo della figura. Sembra uno scatto rubato, senza posa. Le misure non rispettano regole fisse. Non c’è nulla di studiato prima. Ogni forma passa oltre, mai ferma.

ARTISTA: Pierre-Auguste Renoir 1841-1919
TITOLO ORIGINALE: Le Moulin de la Galette
LUOGO: Musée d’Orsay – Vedi opera originale>
DATA DI CREAZIONE: 1876
SOGGETTO:  Le Moulin de la Galette
STILE:  ImpressionismModern art
TECNICA: Olio su tela
DIMENSIONI: 131 x 175 cm

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