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L’albero rosso

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Piet Mondrian (Amersfoort, 7 March 1872 – New York, 1 February 1944) Location: L’Aia, Museo dell’arte

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“L’albero rosso ” di Mondrian L’Aia, Museo dell’arte

Introduzione “L’albero rosso “

L’Albero Rosso di Piet Mondrian? Non compare negli elenchi ufficiali delle sue opere. Nei registri aggiornati, nemmeno una menzione di quel titolo specifico. Mostre passate, archivi completi – vuoto totale. Il nome evoca qualcosa: foglie accese, forma slanciata, colore dominante. Ma l’artista non ha mai dipinto niente del genere, almeno secondo le prove disponibili. A creare il pasticcio potrebbe esser stato un errore di traduzione. Oppure uno scambio di immagini nella memoria comune. Quello a cui ci si riferisce forse è un capitolo della sua ricerca sugli alberi, tra 1908 e 1912. In quegli anni lui smontava la natura pezzo a pezzo, portandola verso linee sempre più nude.

In quegli anni, l’artista dei Paesi Bassi si concentrò ripetutamente su una sola figura: l’albero. Da disegni precisi, dove ogni ramo e foglia era visibile, passò piano piano a spezzare l’immagine. Non agiva per gusto del cambiamento, ma seguendo un metodo chiaro. Con ogni quadro nuovo, toglieva qualcosa di osservabile – toni realistici, profondità, spazio tridimensionale – lasciando solo segni semplificati. In certe varianti, i rami appaiono come linee dritte che si intersecano; le chiome assumono figure morbide sistemate su traiettorie verticali oppure orizzontali. Proprio in questi punti, a occhi attenti non sfuggirebbero tocchi decisi di rosso vivo, benché nei quadri centrali dominino il grigio, l’olivastro, il bruno con sprazzi qua e là di giallo o di arancione.

Tra i dipinti più conosciuti c’è Grazia Il vecchio albero del 1908, oggi custodito al Gemeentemuseum di L’Aia. Un passo oltre lo vedi nello Studio per «Il grande albero», realizzato nel 1910: qui le forme si fanno subito più squadrate. Nel 1911 però cambia tutto, dopo che Mondrian vede quadri cubisti durante un viaggio a Parigi. Da quel momento la sua pittura corre verso nuove strutture, fino alla nascita della Composizione n. A volte lo chiamano L’albero gricente, anche se non è il nome giusto. La forma dell’albero diventa una trama viva di curve intrecciate. Non c’è nessuna tonalità rossa forte in quei lavori. Neppure uno porta in catalogo museale un titolo col sostantivo “rosso”.

L’errore potrebbe nascondersi nelle citazioni errate di alcune edizioni oppure su pagine web poco accurate, dove immagini in bianco e nero vengono descritte con colori fuorvianti. Durante certe fasi autunnali della pittura di Mondrian, più o meno tra il 1908 e il 1909, emergono bagliori intensi nei toni, segnati dal punto e virgola delle tecniche divisioniste e dalle tracce del post-impressionismo. Talvolta, nei quadri dedicati ai paesaggi, compaiono luci ardenti nel cielo o riverberi dorati sulla superficie dei corsi d’acqua – dettagli che qualcuno avrà scambiato per la presenza dominante di un “albero rosso”.

Quella storia del quadro con l’albero rosso? Falso. Il dipinto si chiama Paesaggio con albero, realizzato nel 1907, ora in mani private, dominato da toni verdi intensi e profondi. A volte capita che sotto luci strane oppure dopo una scansione modificata emergano sfumature ocra vivaci, quasi ramate. Può sembrare rosso a prima vista, certo. Chiamarlo “albero rosso” però è sbagliato. Altrettanto errato usarlo come prova della pittura astratta di Mondrian.

Spesso le tele di quel periodo mostrano tratti del pennello ben distinti, applicati con metodo non troppo denso. A volte superavano i 60×80 centimetri, altre restavano più contenute nelle misure. In molti casi finivano in mani di enti nei Paesi Bassi. Tra questi, il Kunstmuseum Den Haag ne conserva alcune; altri esemplari sono al Rijksmuseum. Uno studio giovanile compare pure tra le collezioni della Fondation Beyeler. Di nessun museo ufficiale risulta però detenere un quadro col nome indicato.

Un dettaglio qui rivela qualcosa che capita spesso nell’arte recente: il nome prende vita per conto suo. Diventata famosa, una creazione accumula etichette diverse, giri di parole romantici, letture fuorvianti – e nessuno più le chiede il permesso. Succede così che “L’albero rosso” sia in realtà un soprannome viaggiato male tra lingue, didascalie copiate male su internet.

Quello che conta negli studi sulle piante dipinte da Mondrian non è certo il tono usato. A guidarlo era un percorso dentro le idee, non fuori. Ogni quadro serviva a capire fino a dove tenere il mondo visibile prima di lasciarlo andare. Il significato del verde o delle foglie non lo riguarda affatto. Guardava solo la struttura, come se spogliasse una forma senza fretta. Lentamente apparvero regole chiare, silenziose. Anni più tardi quelle stesse regole si trasformarono in rette scure e colori semplici.

Per capire com’è andata, va detto che l’albero rosso non si trova da nessuna parte. Quello che c’è davvero sono alcuni quadri chiave sull’albero, dipinti tra il 1908 e il 1912 con tecnica a olio su tela, formato medio, oggi tenuti in Olanda. Il colore rosso non domina nemmeno uno di questi lavori. Forse l’equivoco nasce perché certe immagini vengono viste male, altre scansionate male, poi raccontate senza controllo. Mondrian, in quegli anni, non sceglieva mai un colore intenso come protagonista: arriverà solo nel decennio successivo, ma sempre dentro forme rigorose e astratte, niente alberi né paesaggi.

L’albero rosso opera originale

Opere e biografia di Mondrian

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